Il 7 ottobre 2026 Milano è stata per una sera la capitale mondiale della miscelazione. Nel capoluogo lombardo si è tenuta la diciottesima edizione di The 50 Best Bars, la classifica che ogni anno indica, per voto di una giuria internazionale di esperti, i migliori bar del pianeta. Il verdetto ha un doppio accento italiano: Bar Leone di Hong Kong è stato confermato numero uno per il secondo anno consecutivo, mentre Moebius Milano, settimo nel 2025, è salito sul secondo gradino del podio e ha ottenuto anche il titolo di miglior bar d’Europa.
Leggere la classifica World’s 50 Best Bars 2026 soltanto come un derby tricolore sarebbe però riduttivo. Messa a confronto con quella dell’anno scorso, la lista racconta qualcosa di più interessante. Il baricentro si sposta dall’Europa verso l’America Latina e l’Asia, il ricambio di nomi è superiore rispetto alle edizioni precedenti e l’idea di bar si costruisce sempre più sull’ospitalità che sulla spettacolarità tecnica. In questo articolo analizziamo la graduatoria, la confrontiamo con il 2025 e ricaviamo alcune conclusioni utili per chi vive, o vuole vivere, di bancone.
La classifica 2026: un colpo d’occhio ai primi dieci posti
Le posizioni 2025 derivano dalla lista ufficiale dell’anno scorso, che vedeva Bar Leone davanti a Handshake Speakeasy, Sips, Paradiso e Tayēr + Elementary. Il confronto mostra subito un dato: dei dieci migliori bar del 2025, solo cinque restano nei primi dieci posti del 2026 (Bar Leone, Moebius, Line, Handshake Speakeasy e Connaught Bar). Gli altri cinque nella top 10 sono di Alquímico, Bar Us, Zest, Lady Bee e Bar Mauro. Quest’ultimo un anno fa era soltanto 54° nella lista estesa. Ora entra direttamente al decimo posto e si aggiudica il Disaronno Highest New Entry Award.
Ma come funziona l’elaborazione della classifica dei The Top 50 Bars? La lista nasce dal voto di un’Academy di oltre 800 esperti distribuiti in 29 nazioni. Ciascuno indica otto bar in base alle esperienze degli ultimi diciotto mesi, in forma anonima e con la verifica indipendente di Deloitte ( una delle più grandi società di servizi professionali al mondo, fondata a Londra nel 1845; con EY, KPMG e PwC fa parte delle cosiddette “Big Four”, le quattro maggiori reti internazionali di revisione contabile). L’edizione 2026 comprende bar di 26 città e 14 nuovi ingressi, più di un quarto del totale. Un anno fa, secondo Time Out Hong Kong, i votanti erano oltre 700 in 28 nazioni: l’Academy, dunque, si allarga e, verosimilmente, anche la capacità della lista di intercettare scene emergenti.
L’Italia vince…due volte
La vittoria di Bar Leone è la storia più lineare della serata, ma anche la più istruttiva. Il locale è stato aperto da Lorenzo Antinori nel giugno 2023 nel quartiere Central di Hong Kong, con l’idea di trasportare nella Città asiatica l’atmosfera dei bar di quartiere romani, quelli di Trastevere in particolare. La filosofia si chiama Cocktail Popolari, “cocktail per il popolo”. Significa ospitalità diretta, drink eseguiti alla perfezione e un menu costruito su grandi classici con influenze italiane. A fianco ci sono stuzzichini come le olive affumicate e il panino con la mortadella. L’arredo, tra legno e cimeli calcistici, punta a un’atmosfera vissuta e familiare più che a un effetto sorpresa.
I numeri della scalata sono impressionanti. Il bar ha esordito al primo posto nella classifica asiatica nel 2024 ed è stato secondo al mondo nello stesso anno. Nel 2025 è stato il primo bar asiatico a conquistare la vetta mondiale, e ora ha confermato il titolo. Forbes, commentando la vittoria del 2025, aveva notato che Antinori si era allontanato dalle tecniche iper-complesse che dominano molti poli della miscelazione, puntando sul piacere di una buona bevanda servita senza pretese. Il secondo titolo consecutivo suggerisce che non si trattava di un exploit casuale. Spirited Asia ha chiosato con una punta d’ironia che il bar in stile romano più premiato del mondo resta lontanissimo da Roma.
L’ecosistema Bar Leone, intanto, si allarga. Montana, locale di ispirazione cubana, sempre situato ad Hong Kong, nato dalla collaborazione tra Lorenzo Antinori e Simone Caporale, fondatore di Sips, ha debuttato quest’anno in classifica al 36° posto.
Il confronto con il 2025: chi sale, chi scende
Il confronto con l’edizione precedente è la parte più rivelatrice. Tra le risalite più nette:
- The Bar in Front of the Bar (Atene): dal 47° al 19° posto, +28, premiato come miglior scalatore.
- Hope & Sesame (Guangzhou): dal 29° al 12° (+17).
- Nutmeg & Clove (Singapore): dal 50° al 38° (+12).
- Bar Us (Bangkok): dal 15° al 4° (+11).
- Zest (Seul): dal 16° al 7° (+9).
- Alquímico (Cartagena): dall’11° al 3° (+8).
E tra i cali più marcati:
- Bar Benfiddich (Tokyo), dal 18° al 44°, e Caretaker’s Cottage (Melbourne), dal 19° al 45° (−26 entrambi).
- Tlecān (Città del Messico): dal 23° al 47° (−24).
- Sips e Paradiso (Barcellona): dal 3° e 4° al 16° e 17° (−13 entrambi).
- Tres Monos (Buenos Aires): dal 10° al 21° (−11).
- Superbueno (New York), dodicesimo nel 2025, e Scarfes Bar (Londra), 31° un anno fa, escono dalla top 50.
- Tayēr + Elementary (Londra), quinto nel 2025, non compare più tra i primi cinquanta.
Il caso di Sips e Paradiso merita una riflessione. Due bar che negli ultimi anni hanno conquistato il titolo di miglior bar del mondo scivolano a metà classifica. Non è però uno smacco: Paradiso ha ricevuto il Rémy Martin Legend of the List Award, riservato al locale più costante dall’inizio della classifica. È plausibile che pesi il meccanismo di voto, otto preferenze sulle esperienze degli ultimi diciotto mesi, che tende a premiare ciò che è più fresco nella memoria dei votanti. Il dato complessivo conferma il quadro: nessuna posizione è davvero garantita.
Cambia anche la composizione dei primi dieci. Nel 2025 c’erano sei bar europei, due asiatici (Bar Leone e Jigger & Pony) e due latinoamericani (Handshake Speakeasy e Tres Monos). Nel 2026 i bar europei scendono a tre, quelli asiatici salgono a tre e quelli latinoamericani, Messico compreso, passano a quattro. È la sintesi più chiara di un anno di transizione.
L’Italia in classifica: Moebius sul podio, Locale in calo
Per il movimento italiano la serata ha avuto un sapore dolceamaro. Il risultato copertina è quello di Moebius Milano: sale dal settimo al secondo posto (miglior risultato di sempre per un bar italiano) e diventa il miglior bar d’Europa, proseguendo una scalata iniziata nel 2025, quando aveva ottenuto il premio per la maggiore risalita. Il progetto è firmato da Lorenzo Querci, con Giovanni Allario alla guida del bancone, e ha sede in via Alfredo Cappellini 25.
Il piazzamento va letto accanto a un altro dato. A giugno, ad Amsterdam, era stata annunciata la prima edizione della lista continentale Europe’s 50 Best Bars: il primo posto era andato a Line di Atene e il sesto a Moebius, premiato come miglior bar d’Italia. Nella lista mondiale le posizioni si invertono, con Moebius secondo e Line quinto. Due graduatorie espresse dalla stessa Academy che non coincidono ricordano che la classifica fotografa percezioni e preferenze personali, non misure oggettive.
Il secondo italiano nella top 50 è Locale Firenze, 33° e in calo di undici posizioni rispetto all’anno scorso, quando era 22°. Il bilancio complessivo resta comunque positivo: due locali italiani nei primi cinquanta e sei totali nei primi cento (Freni e Frizioni al 62° posto, Gucci Giardino al 91°, Drink Kong al 92° e 1930 al 94°), contro gli otto del 2025.
Il Sole 24 Ore ha letto le due storie in cima alla lista, Bar Leone e Moebius, come legate dalla cultura italiana dell’ospitalità. È una chiave convincente: sia il bar di quartiere romano trapiantato a Hong Kong sia la proposta milanese poggiano su un’idea di accoglienza prima ancora che di tecnica. Il successo dei vertici non nasconde però il restringimento della base, che passa da otto a sei presenze tra i cento migliori.
La mappa del mondo: Europa in calo, Americhe e Asia in crescita
Mettendo in fila le città, la classifica 2026 disegna una geografia più equilibrata di quella dell’anno scorso. Secondo il nostro conteggio sulla lista ufficiale, i cinquanta posti si dividono nel seguente modo: 18 all’Europa, 13 all’America Latina (Messico compreso), 13 all’Asia, 4 agli Stati Uniti, 1 al Medio Oriente e 1 all’Oceania.
Europa: meno bar, nuovi equilibri. Nel 2025 i bar europei in lista erano 23, nel 2026 sono 18. Il dato più simbolico riguarda le capitali: per la prima volta Parigi supera Londra come città europea più rappresentata, con quattro locali: The Cambridge Public House (13°), Bar Nouveau (15°), De Vie (23°, nuovo ingresso) e Danico (26°). Londra scende da quattro bar a tre (Connaught Bar, Satan’s Whiskers e il nuovo Waltz). Atene ne conta tre: Line, The Bar in Front of the Bar e il nuovo Barro Negro. Barcellona scivola con Sips e Paradiso a metà classifica, mentre Madrid entra con Angelita al 50° posto.
Americhe: New York e la spinta latinoamericana. New York è, a pari merito con Hong Kong e Parigi, la città più rappresentata, con quattro bar: Schmuck (11°), Sip & Guzzle (14°), Martiny’s (46°) e Bar Snack (49°). La vera novità, però, è la forza dell’America Latina. I bar sudamericani sono nove, distribuiti tra Cartagena (Alquímico), Lima (Lady Bee al 9° e Sastrería Martinez al 37°), São Paulo (Exímia al 20° e Tan Tan al 35°), Buenos Aires (Tres Monos al 21°e Victor Audio Bar al 31°) e Medellín (Mamba Negra al 22° e Bar Carmen al 39°). A questi si aggiungono i quattro messicani: Handshake Speakeasy (6°), Bar Mauro (10°) e Tlecān (47°) a Città del Messico, El Gallo Altanero (28°) a Guadalajara. Alquímico, terzo assoluto, è il miglior bar del Sud America.
Asia: Hong Kong in testa, Bangkok che incalza. Hong Kong ha quattro bar (Bar Leone, Argo al 25°, Montana al 36° e Gokan al 41°), Bangkok tre (Bar Us al 4°, Dry Wave Cocktail Studio al 27°, BKK Social Club al 30°). Singapore e Tokyo ne hanno due ciascuna (Jigger & Pony al 18° e Nutmeg & Clove al 38°, Bar Benfiddich al 44° e Virtù al 48°), Seul e Guangzhou una (Zest al 7° e Hope & Sesame al 12°). Spirited Asia sintetizza così gli equilibri: Hong Kong tiene il trofeo, Bangkok ha lo slancio e Singapore, un tempo dominante, continua a perdere terreno.
Il resto del mondo. Mimi Kakushi di Dubai (42°) è il miglior bar del Medio Oriente e Caretaker’s Cottage di Melbourne (45°) il migliore dell’Australasia. Front/Back di Accra è stato eletto miglior bar d’Africa 2026, nella prima apparizione assoluta della capitale ghanese in classifica.
Oltre il numero uno: i premi speciali e i temi della serata
I premi collaterali sono spesso più eloquenti della graduatoria, perché indicano dove la comunità dei bar sta guardando.
- Sostenibilità e fermentazione. Line di Atene ha ricevuto il Ketel One Sustainable Bar Award. Nel locale fermentazione, produzione circolare e principi zero-waste plasmano ogni cosa, dagli ingredienti all’esperienza degli ospiti. Il bar è anche quinto assoluto. La borsa di studio The 50 Best Bars Scholarship è andata a Isa Mejia, dall’Ecuador, che lavora con la fermentazione su ingredienti ancestrali come il mais andino e tratta le bevande low e no alcol con la stessa cura dei cocktail tradizionali.
- Design e immersione. Saikindō ad Abu Dhabi ha vinto il SevenRooms Best Bar Design Award con una rilettura teatrale del listening bar giapponese tra suono, architettura e storytelling. The Bar in Front of the Bar, il più grande scalatore dell’anno, sfuma il confine tra bar e festa di strada.
- Narrazione e menu. Panda & Sons di Edimburgo ha vinto il Siete Misterios Best Cocktail Menu Award con Transcend, un menu che unisce storytelling e tecnica.
- Ospitalità irriverente. Schmuck di New York, Three Cents Best New Opening, propone un’idea di cocktail bar giocosa e non convenzionale ma con l’ospitalità al primo posto.
- Persone. Shingo Gokan ha ricevuto il Roku Industry Icon Award. Il suo nome ricorre in lista con Gokan a Hong Kong e Sip & Guzzle a New York. Takuma Watanabe, di Martiny’s, è stato eletto Altos Bartenders’ Bartender, mentre Three Horses di Melbourne ha ricevuto il Campari One to Watch Award.
Come leggere la classifica (e cosa non dice)
Una classifica di bar è un voto, non un cronometro, e conviene leggerla con alcune cautele. Ogni votante esprime otto preferenze su un arco di diciotto mesi, un meccanismo che favorisce le esperienze recenti e spiega in parte il ricambio. L’Academy è distribuita in modo da riflettere lo sviluppo e la sofisticazione del settore in ciascuna regione: non è quindi un campione proporzionale al numero di bar di ogni Paese. Infine il contesto è commerciale: la classifica è organizzata da William Reed e ogni premio ha uno sponsor di categoria, tra brand di distillati, aperitivi e acque. Non è un elemento che invalida i verdetti, ma è bene tenerlo presente.
Dal 2026 si aggiunge poi un’ulteriore lista continentale. Dopo l’Asia (dal 2016) e il Nord America (dal 2022), The 50 Best Bars Europe ha finalmente iniziato a stilare la classifica dei bar del Vecchio Continente. Più liste permettono una lettura più fine delle scene locali, ma aumentano anche il rumore di fondo.
Conclusioni: sei lezioni dalla miscelazione internazionale
1. L’ospitalità è tornata al centro, ma non è l’unica strada. Bar Leone vince due volte con un modello di classici ben eseguiti e accoglienza da bar di quartiere. Nella stessa lista, però, convivono la fermentazione radicale di Line, l’irriverenza di Schmuck e il teatro sonoro di Saikindō. La miscelazione di vertice non ha un solo stile: ha in comune la coerenza tra idea, ambiente e servizio.
2. I format viaggiano. Un bar romano a Hong Kong, un bar cubano aperto da un italiano e da uno spagnolo nella stessa città, un listening bar giapponese ad Abu Dhabi. Le identità culturali si esportano e si reinterpretano, e vincono quando restano riconoscibili.
3. Il baricentro si sposta. L’Europa passa da 23 a 18 presenze, Parigi supera Londra, nei primi dieci i bar latinoamericani raddoppiano. Asia e America Latina contano ormai quanto l’Europa nella parte alta della lista, e non è più un’eccezione.
4. Nessuna rendita di posizione. Il caso di Sips e Paradiso, la scomparsa di Tayēr + Elementary dalla top 50 e i 14 nuovi ingressi dicono che il vertice è un luogo di passaggio. Per un bar il vantaggio competitivo sta nel continuare a rinnovarsi, non nell’aver vinto una volta.
5. Sostenibilità e fermentazione sono diventate un linguaggio comune. Non sono più una nicchia: il quinto posto di Line, il premio dedicato e la borsa di studio assegnata a una bartender che lavora su fermentazioni e no-alcol indicano un nuovo standard di eccellenza. Chi lavora sulla miscelazione con ingredienti fermentati trova qui una conferma delle direzioni che contano.
6. Per l’Italia, una lezione e un avvertimento. La lezione è che la cultura italiana dell’ospitalità, quella dell’aperitivo e del bar di quartiere, è un patrimonio che il mondo premia. L’avvertimento è che due posizioni in top 50 e sei nei primi cento (un risultato che resta più che apprezzabile a livello internazionale), contro le otto dell’anno precedente, indica quella che potrebbe essere una leggera diminuzione nel potenziale espressivo della proposta italiana e potrebbe rappresentare il momento giusto per sviluppare qualche considerazione sul settore nella sua interezza. Il risultato di Moebius e di Bar Leone è un’occasione da trasformare in movimento diffuso.
In sintesi, la classifica 2026 conferma che i riflettori sulla miscelazione non restano mai fermi, ma anche che le basi di un buon bar sono sempre le stesse: accoglienza, coerenza e disciplina.